‘Siamo cerchietti nell’Universo,
ripieni di sentimenti e impegnati a trasmettere continuamente emozioni generate dalle relazioni che viviamo.’
S. Morale

SEBASTIANO MORALE

Modica (RG) 1977

Ingegnere e artista autodidatta, Morale trasforma il linguaggio matematico e geometrico in una poetica visiva personale.
Curve, ellissi e triangoli divengono strumenti per raccontare relazioni, sentimenti e atteggiamenti umani, fissati come istantanee emotive.
La sua ricerca unisce rigore logico e sensibilità, ironia e introspezione, creando un codice pittorico originale che mette in scena la complessità – spesso buffa, imperfetta e profondamente umana – delle dinamiche affettive.

 

L'ARTISTA SI RACCONTA

Affascinato dal mondo matematico e dalle forme geometriche, ho sempre accostato la rappresentazione grafica delle funzioni matematiche ad una bellezza artistica.
A mio agio in ciò che è logico, consequenziale e razionale, trovo il vero piacere nell’ammirazione dell’unicità, nelle sfumature emotive generate dai sentimenti.
‘Siamo cerchietti nell’Universo, ripieni di sentimenti e impegnati a trasmettere continuamente emozioni generate dalle relazioni che viviamo.’
La sinuosità delle curve rappresenta la propagazione delle emozioni, le ellissi gli individui e i triangoli lo scambio relazionale, insieme diventano i protagonisti delle mie tele, che inizio a dipingere nel 2022. Le Relazioni, emozioni e sentimenti sono ritratti come in una foto istantanea scattata ad un gruppo di individui. In certe opere lo scenario resta rappresentato come partecipe allo stato emotivo.
La rappresentazione in forme si concilia anche con l’autoironia: ‘siamo buffi, maldestri, alla ricerca di una finta perfezione. In realtà, chi riesce a trovare un equilibrio con la sua imperfezione può raggiungere uno senso di benessere e appagamento.’
Nel contesto relazionale anche gli atteggiamenti nei confronti della vita diventano un interesse artistico come veicolo dello stato emotivo.
Il gioco di luci o Il coprire con colore le rappresentazioni ben definite vuole dare un secondo punto di vista, a rappresentazione del fatto che possiamo fotografare un giardiniere tra i fiori ma accendere una luce su quanto c’è di emotivo in quella relazione. 

Storia a contorno
Classe ’77, prendo consapevolezza del legame stretto tra Matematica e Arte durante l’Esame di Stato. Anno 1996, Traccia Tema di italiano:
‘Matematici e poeti. In un saggio pubblicato a New York nel 1947 si legge: «La matematica è generalmente considerata proprio agli antipodi della poesia eppure la matematica e la poesia sono nella più stretta parentela, perché entrambe sono il frutto dell’immaginazione. La poesia è creazione, finzione: e la matematica è stata detta da un suo ammiratore la più sublime e la più meravigliosa delle finzioni» (D.E. Smith, La poesia della matematica e altri saggi). Quale senso ha per voi questa idea della matematica come finzione meravigliosa e sublime?’.
Sviluppai il tema in maniera più che superlativa, elogio alla matematica vista come forma d’arte, come un mondo perfetto dove tutto torna, o quasi…
Il commissario esterno non fu dello stesso parere: 4!
Di fatto, mi laureai per caso in Ingegneria elettronica nel 2003, ma, forse, avrei dovuto assecondare i miei desideri più nascosti.

Sebastiano Morale

2025

TESTO PRESENTAZIONE MOSTRA

RELAZIONI e atteggiamenti

Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio.’
FLATLANDIA: RACCONTO FANTASTICO A PIÙ DIMENSIONI
EDWIN A. ABBOTT (1884)

Abbi pazienza, ché il mondo è vasto e largo‘… inizia così la descrizione del mondo della FLATLANDIA nel romanzo distopico di Edwin Abbott Abbott, un sotterfugio ironico verso la società vittoriana dell’epoca dell’autore. La prima volta che sono entrata in contatto con la produzione di Sebastiano Morale, questo racconto subito mi è tornato in mente. Come Abbott, Morale fa con le forme geometriche una sintesi umana per narrare eventi e avvenimenti della vita in società, però attraverso la PITTURA e con una logica molto personale.

‘Cosa sta succedendo qui?’
Dovrebbe essere la domanda naturale da farsi ogni volta che ci confrontiamo con un’opera d’arte.
Nella pittura detta classica, ‘quello che succede’ è in somma, il tema dell’opera.
Di solito, un quadro presenta un avvenimento, una scena in cui qualcosa accade o si ferma. Un sguardo sul mondo.
La pittura potrebbe essere quasi sempre definita come una sorta di teatro; la tela, il palco scenico; lo spettacolo è sempre un’illusione… un’invenzione. Allo spettatore si chiede soltanto di ritrovare un senso nell’immagine a cui la pittura allude e che ci illude. L’artista offre il suo POV (point of view).

La pittura astratta – che si fece la protagonista del 900′ – per contrastare con l’arte figurativa che ha dominato per secoli la scena artistica occidentale, ha fondato un nuovo immaginario, creando un nuovo teatro: quello della forma e della materialità. Un metalinguaggio perciò, senza però tradire la natura della Pittura. La ricerca di senso non svanisce anche se non abbiamo davanti agli occhi una raffigurazione concreta e facilmente decifrabile, continua comunque, soprattutto nello sguardo/riflesso dello spettatore (quello che guarda lo spettacolo): la pittura diventa azione e sedimentazione, dove il gesto pittorico impregna sulla tela azione e tempo tramite macchie, impronte e scritture. Poi, fruizione… Una pittura non sarà mai nient’altro che una pittura.

La produzione artistica di Sebastiano Morale, presentata qui per la primissima volta, gioca: va dal grafico al pittorico, dal mondo concreto all’astratto, con uno sguardo fresco, leggero, gioioso. Troviamo nel suo lavoro la velocità dei nostri tempi, catturata sin dai futuristi. Una volontà di ridurre la complessità del mondo alle forme basilari, tangibili, sorvolando il Suprematismo, il Cubismo, raggiungendo così una versione meno superficiale dell’attuale e banale ripresa della POP ART con la solita riduzione grafica delle immagini dell’era capitalista e industriale pensata all’epoca come critica al consumo.
‘La geometria, non è un reato…’ (Triangolo di Renato Zero) e, a mio avviso, l’artista si avvicina di più all’ironia del cantante italiano che alla Factory di Andy Warhol.

L’esordio di Sebastiano, molto cosciente e schematico nel suo modo di leggere e costruire mondi, ci offre un percorso artistico personale paragonabile ad una linea dritta e luminosa, sicura, però monella. Una struttura che prova ad essere rigida, precisa e oggettiva, ma che si tradisce da sola, nelle sue sbavature, irregolarità, inabilità, incidenti. Da una retta, si aprono coni, vibrazioni, sovrapposizioni. Le sue composizioni di forme e colori tendono al musicale, al ritmo, al suono. Sintetizza figure e oggetti, per renderli plastici e iconografici.

Sebastiano riesce a tracciare in parallelo un’osservazione personale sui rapporti umani – dentro a immagini o scene emblematiche, ironiche o tipicamente private – e allo stesso tempo richiamare la storia dell’arte e le principali dialettiche della pittura contemporanea: il grafico e il pittorico, il figurativo e l’astratto, l’espressivo e il concettuale.

Dopo questa noiosa ma necessaria ‘lezione di pittura’, possiamo quindi rilassarci e godere con leggerezza e spensieratezza quello che le opere rivelano e che in verità è un invito dichiarato dall’artista: ‘siamo buffi, maldestri, alla ricerca di una finta perfezione. In realtà, chi riesce a trovare un equilibrio con la sua imperfezione può raggiungere un senso di benessere e appagamento.’
I segni di queste dualità, sia di natura umana, sia pittoriche, abitano il mondo segreto di Sebastiano e ormai anche i nostri.

Cristiane Geraldelli

artista e storica dell’arte
novembre 2025

collaborazione e patrocinio

Comune di San Martino Siccomario
Assessorato alla Cultura

realizzazione